L’estate più bella della nostra vita

Questa considerazione parte da una premessa fondamentale: i libri non si raccontano, si leggono. Nello specifico, stiamo parlando dell’ultimo romanzo scritto da Francesca Barra, “L’estate più bella della nostra vita”, edito per i tipi della Garzanti. Come anticipato qui non racconteremo il libro, ma proveremo a delineare il profilo della sua autrice e delle ragioni che stanno alla base di questo nuovo e bellissimo lavoro.

Innanzitutto bisogna partire dalle origini, ossia dai luoghi che appartengono alla vita della giornalista e scrittrice, volto noto della televisione italiana. Le origini sono piantate saldamente nel suolo lucano, nella terra “degli ulivi, del mal di luna, degli arcobaleni”, che da qualche anno a questa parte sta conoscendo una sua renaissance, in parte grazie a buone politiche messe in campo, dovuta alla riscoperta che ne sta facendo il cinema e la televisione con le grandi e piccole produzioni che animano anche i paesi più piccoli della regione, ma soprattutto per la grande sfida del 2019 che vedrà in Matera la prossima capitale europea della cultura.

E’ in questo perimetro ideale che prende vita l’immaginazione geniale e la creatività non scontata di Francesca Barra, che decide di ambientare proprio nella sua Basilicata questo racconto. La lettura, leggera e avvolgente come un lino, ci permette di toccare con mano ogni angolo ed ogni dettaglio, di sentire la voce dei protagonisti e di immergerci completamente nel passato e nelle curve delle memorie narrate.

Ma dalla Basilicata la Barra non prende solo i luoghi e le atmosfere, trasformandole nel teatro sul quale fa danzare le storie, le vite e gli oggetti di cui ci nutre nella sua narrazione. E’ soprattutto l’elemento umano l’architrave che regge il peso delle parole e del loro esistere. L’umanità, con tutte le sue incredibili e affascinanti sfaccettature, è da sempre l’oggetto di studio e di lavoro per Francesca Barra, che ha fatto del racconto degli ultimi, degli indifesi, e della bellezza la sua vera ossessione intellettuale. Si respira a pieni polmoni questa ricerca continua, dote che appartiene solo a coloro i quali, dotati di talento, sanno riconoscerne il valore e ne hanno cura. Negli anni in cui le parole ostili, l’odio, le accese individualità e le mancanza di fiducia nel prossimo hanno determinato le nostre relazioni con gli atri, facendoci smarrire il senso dell’essere comunità, tutto ciò ha un grande valore e serve davvero.

Per la Basilicata, per i lucani, le pagine del libro L’estate più bella della nostra vita” sono il nuovo inno da imparare a memoria, così come la celebre colonna sonora del film di Rocco Papaleo, altro grande figlio e padre di questa terra, che ha reso popolare un Sud noto fino a quel momento come terra di degrado, di abbandono, di arretratezza. Oggi che la geografia non è più destino, e che la narrazione della Basilicata come luogo ideale per possibili innovazioni e scommesse ha preso maggiore forza, bisogna mettere a valore non solo lavori e racconti come quest’ultimo della Barra, ma soprattutto la sua vivacità culturale e la sua energia positiva e contagiosa, per l’intera comunità regionale.

Se è vero che un paese ci vuole, è anche necessario che ci sia qualcuno che sia in grado di parlarne, di condividerlo, di renderlo universale. Perché le grandi storie non basta solo viverle o immaginarle, ma bisogna anche saperle raccontare. Per sua fortuna la Basilicata ha trovato in Francesca Barra una testimonial raffinata e gentile, la quale ha saputo dimostrare a tanti noi meridionali che se non ti dimentichi da dove vieni, ed hai orgoglio a mostrare le tue radici, puoi arrivare lontanissimo.

Il nuovo libro di Francesca Barra è l’inno all’umanità ed alla sua bellezza
Fonte: Linkiesta.it

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