La narrazione di Coppola più vera della verità

Milano ti accoglie così come l’hai sempre vista nelle foto su Instagram: bella, gente che va di fretta, il tramonto che si incastra tra il grigio del cielo e dei palazzi, una vitalità così ordinata che quasi spaventa. Il percorso è breve: dalla stazione centrale all’albergo in corso Magenta sono poche fermate, lungo la linea verde.

La sosta al bar Magenta è obbligatoria.
Lì c’è la storia della “Milano Milano”, dove puoi bere un caffè circondato dall’arredamento liberty d’epoca, lampade vintage e storie di oltre 100 anni. La modernità fatta di tv e aperitivi ha fatto il resto, ma questa è un’altra storia. Intanto fuori sale una luna enorme e scende una nebbia leggera, mentre le luci elettriche prendono il posto di quel tramonto rosso che colorava il cielo sopra l’Expo.

L’appuntamento è alle sei della sera nei pressi dell’ingresso del Teatro dal Verme, per un evento che si prennuncia unico: Francis Ford Coppola racconterà le sue origini lucane, il suo cinema,il suo rapporto con la storia e la geografia familiare.

A quasi un chilometro dal teatro si intravede già un movimento di persone. Più ci si avvicina e più questo movimento si fa ordinato e composto, ma il numero di persone continua a crescere andando ad ingrossare le due file: una centrale, per ospiti e stampa, l’altra laterale, per coloro che si sono registrati sul sito di Meet The Media Guru, uno dei promotori dell’evento insieme alla Regione Basilicata, l’APT di Basilicata, la Lucana Film Commission e altri.

Per chi viene da giù, dalla terra dei record di crescita nell’automotive e della capitale europea della cultura per il 2019, perchè non c’è solo petrolio -una risorsa- in Basilicata (Ah! La stampa, bellezza.), l’attesa non sta nell’entrare in sala, che pure il freddo umido meneghino rendeva urgente, ma nel capire se questo “effetto Basilicata sulla gente” – non me ne voranno i The Jackal- è una percezione reale, un’illusione di chi crede di vivere in un altro Sud, di chi vuole raccontare l’esistenza di un #luogoideale.

Si entra, e l’ingresso è ordinato, preciso, perfetto. L’effetto Expo, esclusi i tempi di attesa, si è già ben radicato in città. Ed è un bene. Non più di un quarto d’ora e la sala grande del Dal Verme, con le sue 1436 poltrone verdi piantate su un meraviglioso pavimento di legno massello che riveste anche tutta l’area del palcoscenico, si riempie in ogni ordine di posto.

Lo show può avere inizio.
C’è il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, – ottimo il suo intervento in apertura di serata– , il direttore della Lucana Film Commission, Paride Leporace, il David di Donatello Giuseppe Marco Albano con il suo produttore Angelo Troiano, il nastro d’Argento Nicola Ragone, il direttore  GAL Nicola Timpone, registi e attori, lucani trapiantati al nord e molta stampa. Ma c’è molta Milano che si confode e si mescola armonicamente alle atmosfere della terra dei due nomi, dei due mari, dei 131 campanili.

Tutti in piedi, arriva Francis.
“Buonasera e grazie per essere qui”. Un inchino, un applauso lungo e intenso, un attimo di commozione sui volti dei presenti, e il racconto del più grande regista lucano di tutti i tempi può avere inizio.

La trama narrativa è avvolgente e di una seta pura e preziosa. Coppola tiene dentro Ciccio Panio e “Bernaldabella”, critiche al piagnisteo del Mezzogiorno e messaggi incoraggianti e positivi. C’è l’elogio della bellezza, la cifra del suo essere italiano, ma anche la critica ad una cinematografia contemporanea nella quale il maestro non sembra riconoscersi. Non sappiamo però cosa ne pensa di Netflix, di “House of Cards” e di “Gomorra“.  Invita i giovani a reagire, ad agire, a rischiare. Coppola incarna l’ “american dream” con quella spinta romantica e poetica che è tipica della cultura meridionale. No, non quella del lamento, ma l’esatto opposto.

Ma le cose, non solo di cinema, in questo pezzo di Sud stanno cambiando. In meglio.
Proprio grazie a quella generazione che Francis ha voluto sfidare ed incoraggiare. Tra “Bernaldabella” e Taranto, la città del ponte riparato da Ciccio Panio e il nonno Agostino, si è generata quella storia che ha visto il successo del duo bernaldese Albano-Troiano agli ultimi Oscar del cinema italiano. E poi l’industria produttiva audiovisiva, che cresce e genera nuova occupazione, e che punta su un forte investimento nelle tecnologie digitali,  come la Digital LightHouse, così come indicato dallo stesso Coppola. Magari quando ritornerà a Camarda, l’anitco nome di Bernalda, glielo racconteremo, tra un lambascion e una capuzzella.

Coppola regala al pubblico in sala, e quello collegato via web, un paio di ore di autentica bellezza e intenso coraggio.
Lo racconta bene Paride Leporace in questo suo post per l’HuffPost

Se è vero che la storia è più vera della verità, quella di Francis Ford Coppola, che attraversa le generazioni e la geografia, rappresenta uno dei pilastri sui quali costruire il tempo futuro del Mezzogiorno e di chi lo abiterà. Che tutto ciò parta dalla Basilicata ormai non è più un caso. Che bisogna allacciare forte la fine dell’Expo a Matera2019 è un punto fermo.

Gli oltre 1500 del Teatro dal Verme lo hanno capito bene.
L’Italia intera anche.

Sergio Ragone

Qui le foto della serata

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