I luoghi ideali dell’utopia

Quelli che lui e gli altri viaggiatori hanno osservato con entusiasmo, il lucano all’estero li chiamerà i Luoghi Ideali dell’Utopia. Non perché non siano realtà tangibili e intelligibili, ma perché hanno una funzione singolare e visionaria: capovolgere un destino abituale che la Storia e i governi paiono averci assegnato perpetuamente, forti anche di un racconto autoctono spesso rinunciatario, atrofizzato sulla mnemonica di un mantra sfugge a ogni secolarizzazione. Un refrain filosoficamente molto più vicino a certe litanie ecclesiastiche che a un atto di liberazione spirituale.

D’estate, in Lucania, succedono tante cose, e il lucano all’estero le ha osservate con attenzione ed entusiasmo. Nella lattea Pisticci, col suo profilo sospeso tra le qasba algerine e i villaggi dell’oltre Tejo lusitano, tanto che Alain Tanner la eleggerebbe a sua nuova “città bianca”, a metà d’agosto si assiste a un brulichio di persone di ogni età, che occupano vicoli e balconi, rampe e scale, si dimenano rincorrendo l’immagine di un sogno fanciullesco, quello che solo il cinema sa regalare. A sorreggere questa macchina ben oliata c’è un esercito di giovani leve che dà l’idea di avere le idee chiare, dimostrando un’etica del lavoro e un rigore organizzativo che pare d’esser in un fiordo, a dispetto delle case bianche. E come ogni esercito anch’esso ha i suoi generali, ma faremmo peccato a chiamarli così, diciamo che sono grandi ispiratori, e tra essi c’è n’è uno che ogni tanto si toglie il cappello ma solo per mostrare la zucca dove nascono intuizioni brillanti, che subito traduce in un discorso lucido e pacato. I lucani all’estero e quelli residenti dovrebbero fare di questo momento un momento di tutti, perché è davvero tra le migliori cose che i ragazzi di questa terra in fermento riescono a proporre, fanno impresa culturale, ma per davvero, senza sbandierare intenzioni smisurate che poi si traducono in uno slogan vuoto. Questi ragazzi sembrano aver capito come non fare il passo più lungo della gamba. Hanno una missione pedagogica di cui devono rendersi ben coscienti.
Altrove, ma non molto distante, si parla alla luna seduti sui calanchi.

Un signore venuto da una terra tanto aspra quanto bella, riflessa in quel prisma della meridionalità che tutti ci rappresenta, vi convoglia migliaia di persone, alla luce naturale della notte le conduce a perdersi in quel paesaggio lunare, o a meditare sulla tomba di Carlo Levi, attendendo albe che lui distingue tra “necessarie e consigliate”.

Carmine Cassino
I luoghi ideali dell’utopia”

Fonte: Il Quotidiano del Sud

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